Stretta così
stretta che esce
il sangue, di
testa, come
tappo di
bottiglia:
stretta
di respiri,
di corsa
(le gambe
bianche come garze,
come gessi).
***
Bimba nella
placenta, bimba
sotto coperta,
nella corteccia
morbida di pelle,
indurita dal
bosco, rossa
come scottata,
rossa che nuoti nel
tuo sangue,
appena fatta, bimba
qui scodellata.
***
Nel guscio-velluto
porta il burro,
succo mosso di mamma,
il pane, la sua pelle,
le unghie nel
bianco, fini,
che non si riconosca,
vino, quasi sangue
di te,
portati i pezzi
di come sarai
se non ti ferma
il lupo.
***
Perditi, bimba
di pasta e burro,
rosso-buccia di
mela, torna sempre
di piú di farina,
di polpa, gli
occhi, il cuore
che si sciolgano
informi,
ritorna qui
in bocca alla tua
mamma.
***
(Risputata dal bosco,
senza paura, tonda
di sé: un uovo senza
crepe, con una bussola
per ombelico.)
***
Perchè mi
vuoi passare
tra i rami –
che si impigliano
ciglia, che si
scheggiano
gambe,
per specchiarti
nella mia pelle –
sapone, che ti
lavi di
crepe, angoli e ore,
per succhiarmi l’acqua
di luce dall’
occhio.
***
Per la strada
dell’ago, col
tuo filo
che già passa
e ti fa orlo,
ordine, retta
via, che ti
sega alle
caviglie,
così fine.
***
Il buio secca
le gocce al tuo
respiro:
tutto
il tondo del
mondo è qui
nel letto, quel
piatto di
parole evaporate.